Pellegrinaggio in Terra Santa

Carissimi parrocchiani,

desidero scrivere questa lettera aperta per voi perché sento il bisogno di condividere un’esperienza che certamente lascia un solco incolmabile nel cuore di un credente.

Per un cristiano, la Terra Santa, è la propria Terra, è la propria casa, perché è la casa della sua fede, il luogo ove ha avuto origine la sua misteriosa storia spirituale. Qui ha vissuto il nostro fratello e Signore Gesù, qui il vero uomo ha raccontato la sua intima relazione con il Padre, qui il vero Dio ha accostato l’umanità intera, qui si è celebrata silenziosamente una nuova alleanza con tutti gli uomini.

La Terra santa è la terra madre di ogni credente monoteista, ebreo, cristiano, musulmano.

Vi lascio queste parole sintetiche, con alcune considerazioni personali. Anche se tutto questo vi sembrerà lungo, in realtà è molto più breve di quello che abbiamo vissuto.

Questa volta, per favore, mettetevi comodi e leggete con calma, fermando gli orologi…

Quando ho accolto l’invito del nostro Arcivescovo Mario Delpini a recarci come sacerdoti di Milano in pellegrinaggio in Terra santa, su appello del Patriarca latino Card. Pizzaballa, ho sentito subito intimamente il desiderio di far diventare questa esperienza personale un piccolo evento di comunione con tutta la comunità. Già diverse persone, sia adulti che giovani, negli anni scorsi, sono stati pellegrini in questi luoghi santi e quindi sanno l’importanza di questo tema.

Penso che dovremo riprendere questa esperienza, così fondamentale per la fede di un credente, anche in forma diversa o nuova rispetto ai tradizionali pellegrinaggi. Non solo perché il contesto socio politico lo permette (in Israele, sinceramente, si può girare in totale sicurezza), ma perché si possono pensare ad esperienze più mirate e “leggere” e, contemporaneamente,  fortemente spirituali e altamente formative. Magari distribuite in più anni… Ma ne riparleremo…

Voglio dire però subito una cosa: vi ho portato tutti dentro di me e con me. Non conto le volte che dicevo interiormente: questo posto dovrebbe vederlo Tizio; questa parola sarebbe bella per Caio; questa esperienza sarebbe necessaria per Sempronio. Ogni volta mi venivano in mente i volti di molti di voi o delle nostre assemblee liturgiche… E le immaginavo presenti,  lì, nei luoghi santi, in un silenzio attento e stupito… È la comunione….

 Gesù. È sempre straordinariamente bello vederlo qui presente nei luoghi ove lui ha vissuto. Qui percepisci sensibilmente Gesù come veramente uomo e ti interroghi interiormente su come ha percepito la sua breve esistenza umana. Qui ti affascinano misteriosamente la sua persona, le sue parole, i suoi gesti, i suoi incontri. Qui senti teneramente il suo amore per il Padre. Qui senti luminosamente il suo affetto per te.  La fede subisce una salutare purificazione e una impetuosa spinta all’amore e alla missione….

Pace. Ne hanno bisogno tutti. C’è un contesto socioculturale fortemente polarizzato e la storia di questi ultimi 50 anni non depone a favore di questa necessità per tutti gli abitanti. Tutti reclamano sicurezza ma spesso ciascuno pensa solo alla propria e non, anche, a quella legittima, dell’altro.

La pace non c’è in Terra santa. Ci sono solo fragili tregue. I morti di tutti dovrebbero essere un monito collettivo. Mi spingo un po’ avanti, non per dovere di ufficio ma per obiettiva constatazione: è stata principalmente (non unicamente) la Chiesa ad indicare un percorso e uno stile, in primis i Pontefici e il Patriarca Pizzaballa.

La pace disarmata e disarmante, ostinatamente richiesta a tutti da Papa Leone, è ancora un debole miraggio… Ma guai a pensare che gli operatori di pace e i miti non esistano…

Dialogo. Nonostante tutto, resta l’unica strada per una convivenza pacifica.

Si sgombri immediatamente il campo da fuorvianti letture: le diversità religiose c’entrano solo parzialmente nella questione mediorientale. Il cuore della faccenda è politico, di sovranità. La religione, purtroppo, viene spesso assunta come alibi per legittimare le proprie arbitrarie posizioni. Attualmente, ahimè, il dialogo è fragilissimo, a tutti i livelli, sia politico che confessionale. Nessuno si fida dell’altro sia nella base che al vertice delle istituzioni (a parte, ancora una volta, la Chiesa, che spiegherò dopo). Ma è giusto disperare? Non occorre forse invece proprio sperare, con se stessi, a qualcosa di nuovo? Ci sono esempi concreti? Sì….

Giustizia. Ognuno qui purtroppo la interpreta come vuole… Abbiamo ascoltato esponenti religiosi sia ebraici che musulmani. Abbiamo ascoltato esponenti politici. Tutti parlano di giustizia. Ma intanto l’unica giustizia che sembra vincere è quella della forza, quella militare. In Terra santa i cristiani, in maggioranza di etnia palestinese, subiscono molto frequentemente intimidazioni, minacce, aggressioni da parte di estremisti ebrei: macchine bruciate, alberi di ulivo tagliati, lanci di sassi contro i vetri delle case, dispersione delle pecore del proprio ovile, inviti (non gentili) a lasciare la terra…. quando si chiama la polizia, nessuno esce, se non il giorno dopo. E l’esercito israeliano non interviene, se non in forma simbolica e comunque ritardata.

Queste sono le testimonianze drammatiche e vive delle popolazioni cristiane….

Purtroppo, in altre parti del mondo, è anche peggio, non solo per i cristiani…

Papa Giovanni Paolo Il aveva detto in un messaggio per tutti: “non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono. Forse, per andare almeno un passo avanti in un vero percorso di convivenza, è necessario abbandonare la strada facile della legge del taglione, la prepotenza e violenza, e provare a vivere quella “stretta” della riconciliazione, faticosa ma lungimirante…. “Parent’s Circle” e altre persone toccate sul vivo dal dramma dei figli morti in guerra ci stanno provando e stanno indicando la strada. Segni di speranza, ancora minimi ma presenti; intensi, forti e sconvolgenti per i cuori.

Chiesa. Nella terra di Gesù è la presenza più bella. È fatta anche di martiri, persone morte innocentemente. È fatta da testimoni autentici. Credetemi, non sono e non voglio essere di parte. Ma pane al pane e vino al vino: le testimonianze più forti, più credibili e più commoventi in questi giorni di pellegrinaggio sono state quelle del Patriarca latino Card. Pizzaballa, del nuovo Custode della Terra Santa, padre Francesco Ielpo (già commissario della custodia a Milano), e del parroco di Tabieh. Persone coinvolte con il popolo, quello semplice e ultimo; persone in ascolto di tutti, soprattutto se perseguitati, indipendentemente dall’etnia. Persone capaci di una scomoda e pericolosa denuncia, quando necessario, come in occasione di uccisioni di bambini o donne o malati innocenti di qualsiasi popolo. La fede nel Signore Gesù li spingono a “metterci la faccia”, a fare qualunque cosa umanamente sia possibile per non cedere alla rinuncia, alla rassegnazione o al sopruso.

Sappiamo inoltre come le divisioni delle confessioni cristiane (ortodossi, cattolici, melchiti, armeni, copti, luterani, siriaci e ….) siano state nel passato, purtroppo, profonde e fonte di una controtestimonianza. Oggi però le relazioni ecumeniche sono significativamente migliorate, grazie innanzitutto all’autorevolezza del patriarca Pizzaballa, che ha fatto dell’unità dei cristiani un punto fisso del suo episcopato.

I cristiani, tutti, sono ora appena il 2% della popolazione della Terra santa. Ma sono indispensabili per continuare a essere la memoria vivente dell’unico Cristo nella sua terra.

Ma nella “Chiesa” non voglio dimenticare anche le cinque parole che ha voluto dire il nostro Arcivescovo, Mario Delpini, nelle omelie delle celebrazioni di questo pellegrinaggio: stupore, gioia, turbamento, Parola e ardore. Bellissime e spontanee. Come la sua affabilità personale e quella di tanti amici sacerdoti.

Sarebbe purtroppo molto lungo riprendere queste riflessioni che conserverò principalmente nei miei appunti scritti e nel mio cuore.

Prometto però, sinceramente, di vivere con voi, al Rosario, tutto quello che ho imparato in questi giorni…….

Per sentire sempre vivo il Signore Gesù in mezzo a noi, ieri, oggi e sempre….

Con affetto

Don Marco Borghi