XXV di sacerdozio

Carissimi,

come penso già sapete, domenica 28 maggio, in occasione della Festa dell'Oratorio, festeggerò il XXV anniversario di ordinazione sacerdotale (il giorno preciso sarà il 13 giugno, ma per motivi pratici anticipiamo a domenica).

E' per me una gioia CONDIVIDERE questo dono: il Signore è stato fedele alle sue promesse e ricco di grazie per il sottoscritto!

Per questo motivo ho piacere AVERVI PRESENTI sia alla S.Messa alle ore 10, sia anche al pranzo in oratorio alle ore 12.30.

Sarà l'occasione poi per vivere tutti insieme, come famiglie, la Festa dell'Oratorio, con divertenti giochi pensati dai ragazzi (calcio saponato ed altro...)

Per motivi organizzativi, vi chiediamo di comunicare la partecipazione al pranzo presso la segreteria o il bar dell'oratorio o per email, entro e non oltre giovedì 25/5; il pranzo è a offerta libera.

Chiedendovi la grazia di una preghiera per il sottoscritto, vi saluto con affetto nel Signore.

Don Marco Borghi

Visita di Papa Francesco a Milano

Carissime Famiglie,

è con gioia che vi annuncio che Papa Francesco, sabato 25 marzo 2017, verrà in visita nella diocesi di Milano!

È un grande dono per tutti, che vuole significare l’affetto del Papa per la nostra Chiesa locale e il nostro legame spirituale con il successore di Pietro, ora più che mai riferimento mondiale per le coscienze dei popoli.

La Chiesa di Milano sta organizzando questo storico momento, sia con iniziative formative che pratiche. Anche noi, come Parrocchia di S. Maria del Rosario, vogliamo accogliere nella nostra diocesi il Papa, preparandoci nella fede e organizzandoci per tempo per partecipare a tutti gli eventi previsti dal programma pontificio.

Saranno possibili due momenti specifici:

-          la S. Messa al parco di MONZA alle ore 15 per TUTTI;

-          l’incontro allo stadio di S. Siro alle ore 17.30 per i CRESIMANDI (5a elem.) e i loro genitori.

La  partecipazione a questi momenti sarà gratuita.

I nostri cresimandi parteciperanno all’evento di san Siro con Papa Francesco.

Per la partecipazione al parco di Monza riunione informativa per gli iscritti alla giornata del Papa DOMENICA 19 MARZO ORE 16.30 IN TEATRO.

Non è superfluo dire che sarà una grazia per tutti (bambini, ragazzi, adulti e anziani) vivere insieme la venuta del Santo Padre a Milano.

Sono certo che il Signore ricompenserà con ricche consolazioni spirituali la nostra parrocchia di S. Maria del Rosario per la fede che avremo avuto in Lui e nella sua Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.

Con affetto

Il prevosto

Don Marco Borghi

 

Le benedizioni natalizie e i referenti di caseggiato

Carissimi Parrocchiani e carissimi Amici,

sentendo l’importanza delle imminenti benedizioni natalizie in questo Anno Giubilare e volendo valorizzare il ruolo di tutta la comunità parrocchiale in questa tradizionale esperienza di fede, con l’approvazione del Consiglio Pastorale desideriamo “aggiornare” la forma della visita natalizia nelle case. Quest’anno, infatti, incontreremo le famiglie dei caseggiati in una modalità comunitaria per una preghiera insieme. Questo consentirà anche una migliore conciliazione dell’attività pastorale ordinaria dei sacerdoti (catechesi, oratorio, liturgia, carità, confessioni) con i tempi delle benedizioni natalizie.

Per poter continuare a vivere con serenità spirituale questo momento di fede, chiediamo la vostra collaborazione nel rendervi disponibili a diventare “referente di caseggiato” (ruolo già positivamente sperimentato e svolto nel passato parrocchiale).

Il “referente” supporterà il sacerdote nell’organizzazione concreta della visita offrendo così un servizio prezioso all’intera comunità cristiana.

Invitiamo pertanto a segnalare la propria disponibilità entro e non oltre il 15 ottobre anche in considerazione degli aspetti organizzativi delle benedizioni.

È possibile fornire i propri riferimenti (nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e indirizzo mail) in Ufficio parrocchiale o semplicemente mandando questo modulo compilato per e-mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Come da tradizione, auspichiamo di riuscire a raggiungere per le benedizioni dell’Avvento 2016 metà (circa 5000 nuclei famigliari) del territorio della parrocchia, conservando la disponibilità dei referenti non coinvolti per l’anno successivo.

RingraziandoVi per la collaborazione e augurandoVi anticipatamente un sereno tempo di Avvento, Vi salutiamo con affetto.

Don Marco Borghi e don Andrea Lupi

Saluto a Don Alessandro

Caro don Alessandro,

è davvero difficile scrivere queste righe. Confesso infatti di essermi molto affezionato a te e di non accettare ancora l’idea che tu, da quest’anno,  non  sia più qui al Rosario.

Se devo prendere atto con una punta di tristezza della scelta della Chiesa, è anche vero che sono felice per quello che si apre davanti a te.

Sarai il referente di una parrocchia all’interno di una Comunità Pastorale (cioè un insieme di parrocchie con un unico parroco), con una prospettiva di lavoro pastorale molto attenta alla comunione e all’unità. È una realtà che ho sperimentato anch’io, non con qualche fatica, dovuta innanzitutto alla novità della formula (iniziata solo nel 2006 con il Card. Tettamanzi e ora presente sull’83% del territorio diocesano).

Penso che le capacità spirituali che possiedi potranno facilmente aiutarti in questo tuo nuovo incarico ecclesiale. Occorreranno infatti ascolto, energia, impegno, passione e cuore. Tutte doti che hai abbondantemente (non gasarti troppo però…)

Penso anche a due cose: a come ti sarai sentito mesto quando sei andato via da qui e a come i tuoi nuovi parrocchiani siano ansiosi di conoscerti.

Sul primo aspetto sono certo che le tue emozioni sia di gioia che di sofferenza saranno offerte al Signore. Prima di essere preti siamo uomini, con i nostri sentimenti, pensieri e paure. Anche tu sentirai la lacerazione del distacco. Sono certo che nella fede riuscirai però a trasformarla in occasione spirituale: ti sentirai per tutti, per la Chiesa e soprattutto per il Signore. Anche se è umano quindi soffrire per le relazioni umane che si concludono per una legge inevitabile della vita, è anche vero che prevarrà in te la sensazione di gratitudine per quello che hai ricevuto in questi anni. Un prete infatti, al termine di un periodo di ministero in una parrocchia, scopre che è più quello che Dio gli ha regalato, che quello che come sacerdote ha fatto. E di questo è contento!

Ma sto pensando anche ai tuoi nuovi parrocchiani, “brianzoli”, gente aperta verso i sacerdoti. Tremo francamente per loro! La tua voce non tarderà a farsi sentire, assordando tutto il paese, con processioni e reliquie da ostendere, litanie cantate in tutte le melodie possibili, anche senza microfono…

I tuoi nuovi parrocchiani ti conosceranno presto nelle tue prediche da Savonarola, nelle tue “pensate” con il catechismo, nelle tue “esplosioni” travolgenti davanti alle cose sbagliate, nella tua simpatia quando c’è da stare in compagnia.  Ti conosceranno per la tua attenzione ai poveri, per il tuo stile di vita sobrio e… per l’immancabile passione per la montagna. Da vero uomo selvatico…

È consegnandoti ad una nuova comunità cristiana che ti salutiamo, caro don Alessandro. E ti ringraziamo per tutto quello che ha fatto in questi 10 anni al “Rosario”.

Ti chiediamo tutti solo di ricordarti di noi ogni tanto, nelle tue preghiere.

Noi, che ti abbiamo voluto bene come un fratello e un vero prete.

Il prevosto di S. Maria del Rosario

Don Marco Borghi

Milano, 1-10-2016

Lettera di Don Marco alla Comunità

LETTERA DI DON MARCO ALLA COMUNITÀ

Carissimi fedeli,

come sapete nell'assemblea parrocchiale di lunedì 4 luglio 2016 il Vicario Episcopale, Mons. Carlo Faccendini, ha comunicato al Consiglio Pastorale (insieme a tutti gli operatori dell’oratorio) che nel prossimo anno 2016-17 dovremo fare a meno del sacerdote per la pastorale giovanile.

Come purtroppo ha spiegato con sincero realismo, la crisi vocazionale sta toccando progressivamente tutte le parrocchie della diocesi di Milano; ora, inevitabilmente, è arrivata anche da noi…

Questa situazione sarà temporanea in quanto la volontà della diocesi è quella di sostenere la pastorale giovanile del territorio, facendo in modo che la Parrocchia di Santa Maria del Rosario sia un riferimento per tutti i giovani della zona, viste le numerose potenzialità esistenti e il bel lavoro fatto in questi anni da don Alessandro. L'esigenza di avere anche una figura sacerdotale “idonea” per questo settore così importante della parrocchia ha fatto comprendere a tutti l'importanza di un attesa paziente, anche se sofferta….

Desidero lodare pubblicamente la reazione responsabile di tutta la comunità cristiana davanti all'imprevisto sacrificio richiesto dalla diocesi. Dopo l'assemblea con Mons. Faccendini  (molto partecipata e costruttiva nel confronto)  ho ricevuto tante email e tante attestazioni personali di condivisione, di disponibilità a mettersi in gioco, di grande libertà d'animo. Anche queste risposte di generosità e apertura alla situazione reale mi hanno fatto percepire una maturità spirituale di cui proprio ringrazio il Signore!

Ora vorrei lasciare qualche consiglio alla comunità,  per vivere questo tempo come un'importante opportunità, e non solo come una necessità da far passare quanto prima. Credo, infatti,  che quando il Signore permette una prova, è per darci un dono più grande dopo…. Ma va scoperto con gli occhi della fede, altrimenti non si capisce!

Ecco ciò che considero fondamentale per noi.

Ritrovare la semplicità. Siamo chiamati a maturare uno stile nuovo di comunità cristiana: più di famiglia e meno di “azienda”... E’ come se il Signore ci dicesse: “diventate più semplici, più umani, più attenti alle piccole cose; curate i vostri rapporti umani, siate sempre affettuosi e in ascolto gli uni degli altri, disponibili alle nuove situazioni della vita; vivete insieme gli uni con gli altri, favorite l’unità e la comunione dei gruppi…”. È questo che possiamo migliorare! Se anche dovremo mettere in conto qualche sacrificio (vedi sospensione della S.Messa feriale delle ore 7.30; forse, inevitabilmente, anche alcuni aspetti delle benedizioni natalizie; quello che sarà poi ancora necessario, sulla base della situazione reale emergente…), in ogni caso potremo crescere in uno stile più fraterno ed unitario. L’Eucaristia domenicale, soprattutto, favorirà il nostro cammino verso l’unità della comunità, anche nella distinzione dei percorsi….

Abolire la “sindrome dell'orfano”. È il modo sterilmente lamentoso e superficiale di manifestare il comprensibile vuoto che si vive nel proprio interno. Il Signore, innanzitutto, c'è; come anche tutti i vari riferimenti ecclesiali ed educativi. Anche in un quadro di parziale precarietà,  risulteranno ingiustificate esagerate enfatizzazioni di presunti stati di abbandono o inesistenti disinteressi. La paralisi, lo sconforto o l'abbandono possono essere sì tentazioni nella nostra vita comunitaria, ma spetta a noi reagire con fiducia ancora più forte, con impegno ancora più determinato!

Oratorio parte privilegiata di tutta la comunità cristiana. Siamo chiamati, sopratutto come adulti, a rinnovare la nostra testimonianza e la nostra dedizione ai ragazzi, senza se e senza ma. Per questo, la parrocchia investirà anche economicamente in una figura educativa professionale, così che si possano veramente proseguire con determinazione i percorsi oratoriani. In particolare, verrà assunta con regolare contratto (secondo le indicazioni e i vincoli della Curia Arcivescovile) una giovane religiosa della Congregazione di S. Giovanna Antida Thouret (le nostre suore di via del Caravaggio…), suor Valentina Dissimile, con l’obiettivo di seguire soprattutto i ragazzi delle medie e superiori. Ringrazio già da ora la Congregazione per questa disponibilità!  E’ un vero dono di comunione!  Sarà premura di tutti accogliere suor Valentina in comunità ed inserirla con gradualità nell’intensa vita dell’oratorio.

Protagonismo giovanile. È un caloroso invito ai giovani, 18enni e ragazzi delle superiori: siate voi i soggetti “trainanti” la vita dell’oratorio! Lanciatevi in esperienze personali e comunitarie anche nuove! Abbiate fiducia nel tracciare strade nuove e forme innovative di appartenenza alla Chiesa e a Dio. Lo stupendo messaggio di Papa Francesco alla GMG di Cracovia diventi la “bussola” di ognuno di voi per tutto l’anno! Accogliete con slancio e prontezza le proposte annuali per voi, anche quelle esigenti: vi faranno crescere e sentire più grandi! Costruite una vita spirituale personale e comunitaria, curando con fedeltà e passione la vostra formazione, il vostro servizio, la vostra vita sacramentale. Sono certo (e l’esperienza me l’ha sempre confermato) che “giovani così” sono capaci di “cambiare” tutti gli ambienti in cui vivono! Oltre che del Papa (l’ha detto proprio lui a Cracovia…), è una certezza anche del sottoscritto, non un’utopia! Sapete infatti essere (se ci credete anche voi) una forza incontenibile!

I sacerdoti disponibili per i giovani e i ragazzi. Il sottoscritto, don Andrea e don Alberto Torriani (riferimento del Collegio San Carlo, ma residente per un anno nella nostra parrocchia) saremo presenti per ogni necessità personale e comunitaria. Pur sapendo di andare incontro ad un maggior impegno, confermiamo di accompagnare con gioia i cammini di crescita dei nostri ragazzi distribuendoci i vari settori oratoriani, secondo i tempi e le possibilità di ciascuno. Aiutiamoci, però. Noi non riusciremo a raggiungere tutto e tutti. Invito quindi i giovani e ragazzi a ricercare con coraggio e fiducia una relazione personale con il sacerdote, facendo anche il primo passo, se necessario; ricercate, con perseverante insistenza, nelle “agende” dei preti, momenti per confronti personali o di gruppo! Se anche ci vedrete spesso  un po’ di corsa o “trafelati”, non abbiate paura a farvi avanti ugualmente: il tempo lo troveremo volentieri per tutti voi!

Pregare per le vocazioni. Non diventerà una esperienza opzionale, magari solo per persone anziane. È arrivato il momento in cui tematizzare maggiormente la questione vocazionale nei giovani, come anche la richiesta umile ed insistente al Signore di nuovi operai per la sua messe, attraverso il silenzio orante e il discernimento spirituale. Nessuno deve poi aver paura di rispondere di sì alla chiamata del Signore, perché Lui non delude mai la vita umana.

Termino dicendo che nei momenti difficili esce sempre la parte migliori di noi stessi. Dopo la GMG di Cracovia, le baite estive, il campo di lavoro al Sermig sono ancora più convinto che i nostri ragazzi avranno le risorse interiori per affrontare questo anno così particolare, e ci stupiranno per maturità e scioltezza!

Affidiamo tutto l’oratorio a Maria, nella certezza che, come Madre, saprà nutrire la comunità del Rosario.

 

Il Prevosto

Don  Marco Borghi

 

Esortazione Apostolica "Amoris Laetitia"

In seguito all’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco, il parroco don Marco Borghi si rende disponibile a colloqui personali di coppia nei confronti delle persone separate, divorziate risposate, conviventi, residenti nel territorio della Parrocchia di S. Maria del Rosario, per un discernimento spirituale.

A tale scopo è possibile inviare un’email per fissare un primo incontro di conoscenza lasciando i propri riferimenti per essere ricontattati (basta compilare tutti i dati e inserire Amoris Laetitia nella Richiesta).

Premere qui per accedere alla compilazione della richiesta

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Auguri di Buona Pasqua

Credere nella Pasqua significa entrare nella vita eterna di Dio, nella luce infinita di Dio, nell’amore irresistibile di Dio.
Tutto diventa nuovo, con Lui.
 
Cristo abbatte ogni barriera di morte presente dentro e fuori di noi.
Fa tutto questo perché AMA, perché è FIGLIO DI DIO, perché considera l’UOMO COME SE STESSO.
Anche se il mondo sembra che vada sempre a rotoli, il credente sa che è già stato salvato.
A te che hai nel cuore questa Speranza,
a te che ogni giorno credi in un mondo migliore grazie anche al tuo contributo,
a te che senti la vita ogni giorno nuova grazie a Qualcuno,
con questa Buona Notizia,
ti auguro con affetto una Pasqua di vera gioia nel Signore Gesù.

Don Marco Borghi

Omelia per il cammino Giubilare in S. Ambrogio

OMELIA PER IL CAMMINO GIUBILARE IN S. AMBROGIO – 27/2/2016

E’ certamente un colpo d’occhio che colpisce. Tutta la basilica di Sant’Ambrogio riempita dalla nostra comunità di S. Maria del Rosario! E’ anche una grazia essere sulla tomba del nostro patrono, ricordare le difese della fede che lui aveva compiuto, essere qui in obbedienza al Papa e alla Chiesa, secondo le indicazioni di questo Anno Santo straordinario della Misericordia.

Vorrei dare tre pensieri:

- entrare nella misericordia

- dimorare nella misericordia

- trasmettere misericordia

 

ENTRARE NELLA MISERICORDIA.

È un cammino che stiamo facendo ormai da diversi mesi. Pensiamo ai momenti di lettura comune della bolla Misericordiae Vultus di Papa Francesco con il Consiglio Pastorale e le catechiste, al ritiro con il gruppo Ester sulle opere di misericordia, ai ritiri dei ragazzi su questo tema, alla preparazione della porta santa all’ingresso dell’oratorio, agli incontri sul tema del Giubileo organizzati dal CEDAC, alla catechesi comunitaria sulla Confessione (che ha coinvolto a più riprese anche i genitori del catechismo), ai nuovi orari per il sacramento, al lavoro per una nuova impostazione pastorale per tutti i nostri gruppi caritativi per rendere le opere di misericordia sempre più genuine e autentiche, e a tante altre cose….

Dal punto di vista personale, oggi, essere qui, significa sentirsi come questo figlio minore della parabola di Luca 15 che abbiamo ascoltato, cioè bisognosi di aiuto, assetati di misericordia per noi stessi, perchè incapaci di essere noi stessi senza questo abbraccio di tenerezza. Scopriamo lungo questo percorso che anche noi dobbiamo camminare verso la misericordia divina, che essa non può essere data per scontata anche se è gratuita e immeritata; prendiamo coscienza che siamo poca cosa senza di essa; che, se non ne sentiamo il bisogno, vuol dire che la nostra fede attende ancora il passaggio della conversione….

Il cammino ci ha fatto sentire bisognosi di questo mondo nuovo. Dobbiamo entrare nella misericordia, varcare questa porta, entrare in questa dimensione soprannaturale, sentire che essa cambia la nostra vita. Dall’interno.

 

DIMORARE NELLA MISERICORDIA

Quando tu varchi questa porta, scopri che questo dono è per sempre, perenne, permanente. Si tratta di prendere consapevolezza che la misericordia vive in noi e noi viviamo nella misericordia. Dimorare in questa esperienza significa non lasciare mai questo dono, abitarci per tutta la vita.

Voglio raccontarvi una storia vera, quella di John Pridmore, un gangster inglese che ha avuto anni fa una conversione (tutt’ora vivente). Racconta John: avevo 10 anni quando i miei genitori mi chiesero di scegliere con chi volessi vivere, dato che stavano per divorziare. A 27 anni avevo tutto ciò che il mondo ritiene importante per essere felici: un attico, macchine sportive e molti più soldi di quanto potessi spenderne. Avevo ottenuto il mio denaro grazie al crimine organizzato e ad un grande commercio di droga. Ero anche coinvolto in giri di prostituzione e violenze di ogni tipo. Abitualmente indossavo una lunga giacca di pelle con una tasca interna in cui portavo un coltello o un machete. In una notte come tante altre, rientrando a casa…. Mi resi conto che questa voce era Dio. In quel preciso momento pronunciai la mia prima preghiera e la mia vita cominciò a cambiare. Senza che io lo sapessi, mia mamma aveva fatta una novena di preghiere e fu proprio nell’ultimo giorno di quella novena che io sentii la voce di Dio. Tutto ciò mi spinse all’ascolto e al raccoglimento. Un giorno ascoltai una meditazione di un sacerdote sul cuore ferito. Egli disse che ogni nostro peccato è come una ferita per il nostro cuore. Mentre parlava, guardai al Crocefisso e mi resi conto che Gesù era morto per me affinchè i miei peccati fossero perdonati. Pregai Maria e le chiesi: cosa vuole Gesù che io faccia? Le sentii dire: Va a confessarti. Avevo paura di quello che il sacerdote potesse pensare, ma Maria mi diede il coraggio. Per più di un’ora fui completamente sincero con il prete, senza omettere nulla. Poi egli stese la sua mano sul mio capo e mi assolse. Ma non era la sua mano. Era quella di Cristo. Nel mio intimo compresi di essere perdonato. Ora potevo percepire il vento sul mio volto. Potevo sentire il canto degli uccelli e dimenticare i peccati che mi avevano ucciso interiormente. In ogni caso il sacramento mi aveva riportato in vita. Guardai negli occhi il sacerdote. Non mi stava giudicando. Per me lui era Gesù. Il sacramento della confessione ha cambiato la mia vita. Ringrazio Gesù ogni giorno per la meraviglia della sua misericordia. Adesso mi confesso regolarmente e ogni volta sono rinnovato nel suo amore.

Questa è una testimonianza stupenda della bellezza della misericordia vissuta attraverso la Confessione! Quanto serve, questo sacramento, alla nostra vita, per celebrare in maniera permanente il perdono divino! Per dimorare sempre in questa esperienza accostiamoci senza paura, con frequenza e fiducia, alla Confessione, vero dono di Dio.

 

TRASMETTERE MISERICORDIA

Dopo un’esperienza come quella che abbiamo vissuto, non siamo più uguali. Ora siamo tutti cambiati. C’è qualcosa di nuovo in noi. Ora c’è la misericordia divina che vive in noi. Ma ora c’è qualcosa che possiamo fare noi. Questo dinamismo ci consente di fare un passo in avanti: il mondo – dice il Papa – ha bisogno di misericordia, ha bisogno di questa medicina per curare le ferite dell’umanità, ha bisogno di questo farmaco per guarire i cuori rovinati dal peccato o dalle fratture che ci sono fra noi. Ecco, ci domandiamo: chi farà questo? Ecco: SIETE VOI. Voi ora che siete qui. Siete voi gli strumenti della misericordia divina nel mondo! VOI ora siete gli operatori di misericordia, coloro che possano trasmettere questa esperienza di grazia agli altri. Attraverso le opere di misericordia, attraverso questo modo di essere voi diventate strumenti di Dio. Il mondo ha bisogno di voi. Ciascuno di voi è degno ad essere così per il fratello. Per volontà e scelta misteriosa di Dio. Ciascuno di voi può far conoscere con le sue opere che Dio è perdono e che esiste per ogni uomo la possibilità eterna della compassione e del riscatto. Sentitevi chiamati a diffondere misericordia: curerete l’umanità. Trasmettete questo dono alle persone che incontrate, facendolo diventare un habitus permanente: Dio parlerà attraverso di voi!

Via auguro di essere così per sempre, per tutta la vita.

Don Marco Borghi

Omelia al Rosario per la Pace, dopo gli attentati di Parigi

OMELIA AL ROSARIO PER LA PACE, DOPO GLI ATTENTATI DI PARIGI – 15-11-2015

Siamo in tanti che stiamo vivendo questo momento di preghiera. Adulti, giovani e ragazzi. È una risposta positiva, forte ed immediata che abbiamo voluto dare come comunità cristiana del Rosario in seguito ai gravissimi attentati accaduti a Parigi il 13 novembre. Abbiamo voluto fare questo momento accogliendo l’invito del Papa, della Presidenza della CEI e del nostro Arcivescovo, proprio per dare energia e coraggio alla nostra coscienza di Chiesa, che subito reagisce con la forza della fede al male più oscuro.

Dopo aver ascoltato la bellissima testimonianza del nostro amico parrocchiano francese, dopo aver recitato il S. Rosario implorando Maria ad essere Regina della pace, vorrei lasciare tre domande e una beatitudine per la nostra coscienza cristiana:

  • Dove sono IO
  • Dove sei UOMO
  • Dove sei DIO
  • La beatitudine dell’essere OPERATORI DI PACE

DOVE SONO IO? La nostra coscienza si sente smarrita… Non sappiamo cosa pensare, cosa fare, come reagire… Ci viene istintivo applicare la logica dell’”occhio per occhio, dente per dente”, fare una ritorsione immediata. Ci vengono spontanei pensieri di vendetta, di condanna generalizzata, di sfogo emotivo. Dove sono io? Dove sono i miei valori? Dove sono le mie certezze? Perché basta un fatto tragico per cambiare tutto il mio modo di pensare e tutto il mio mondo? Forse perché mi sento solo a credere a certi valori? Forse a volte, voglio credere a certi valori se anche l’altro li crede con me…. Forse sono disposto a crederci veramente solo se ci sono anche gli altri… Ma se sono da solo, allora vacillo. Se sono solo io che credo in certe cose, allora mi conviene stare in silenzio o forse cambiare opinione…. La nostra umanità è fragile nelle prove! A volte siamo disposti a credere in certe cose solo quando va tutto bene! Ma quando le cose cambiano…. Dove sono io? Riesco a riappropriarmi della mia coscienza morale? In questi momenti la nostra coscienza di Chiesa ha un sussulto… Forse è l’occasione per credere di più…. Forse tutto questo è anche un’opportunità per me….

DOVE SEI, UOMO? Dove sei, fratello/sorella mia? Posso ancora fidarmi di te? Tu che sei diverso da me, sei davvero mio nemico? Tu che hai un’altra cultura o un’altra religione o un’altra etnia o un’altra opinione: sei davvero il mio avversario? Sono io il tuo obbiettivo? Si sta riattualizzando il racconto della Genesi su Caino e Abele: erano due fratelli, semplicemente diversi. Uno era contadino, l’altro pastore. Ma erano due fratelli… Anche oggi è così: siamo solamente diversi, gli uni dagli altri… ma siamo due fratelli: uno cristiano e uno musulmano… Dove sei uomo? Sai che puoi ricadere negli errori dello scorso secolo? Sai che se semini i germi del male, della violenza, dell’aggressività, dell’insulto raccoglierai fra qualche anno delle piante che porteranno frutti di male nella società? Sai che se continui con i populismi, le demagogie, le strumentalizzazioni, le isterie emotive scientificamente fomentate rischi di far impazzire la gente? Sai che nello scorso secolo, con i miti etnici, la paura degli altri, la demonizzazione del diverso, si sono create le più gravi tragedie dell’umanità? Sai che se cominci a pensare così, scompari anche tu, o uomo? “Se questo è un uomo”: così si domandava Primo Levi nel baratro del disumano, nei luoghi dell’ecatombe del ventesimo secolo… Vuoi ripetere gli stessi errori, uomo, chiunque tu sia?

DOVE SEI, DIO? Dove sei? Non ti vedo… Non ti sento.. Perché, o Dio, non ci liberi da questi luridi parassiti? Perché non mandi un fuoco che incenerisca questi uomini violenti, così che abbiano quel che si meritano? Perché non fai tu un bel gesto “forte”, con i tuoi “superpoteri”, contro questi vili assassini? Perché fai pronunciare il tuo nome sacro da questi ignobili sacrileghi? Perché permetti che il tuo nome venga infangato da questi vigliacchi bestemmiatori che attaccano gli uomini inermi per coprire i loro infami traffici e interessi? Perché consenti che usino il tuo nome divino per mascherare le loro spregevoli azioni da falsi credenti e indegni leader religiosi? Perché non rendi muti questi sciagurati, che sono anche ben organizzati in poteri “forti”, in media, interessi internazionali, traffici di persone e armi? Altro che religione!

Tu però non sei quello che queste persone ti dicono. Tu sei diverso. Tu sei quello che non ha mai fatto il male agli uomini. Tu sei quello che ha subito il male dagli uomini, non che l’ha fatto.. Sei rimasto addirittura tu, immobile, sulla croce. Tu hai preso tutto il male del mondo perché gli uomini non l’avessero più. Tu non toccherai mai un uomo, Dio. Perché per te è sacro, l’uomo… Come te…

BEATI GLI OPERATORI DI PACE. Oggi risuonano a noi le parole di questa beatitudine evangelica. Possiamo infatti domandarci: perché questi fatti tragici sono accaduti con me, in questo tempo, quando ci sono anch’io? Che senso ha il mio “esserci” ora, in questa fase storica? La maggioranza di noi è fatta di persone che hanno vissuto l’11 settembre e ha visto le conseguenze irresponsabili di quei gesti terroristici. Rischiamo oggi gli stessi fatti. Rischiamo oggi gli stessi errori. Rischiamo una nuova stagione di guerre. La terza guerra mondiale a pezzi è già in atto, continua a dirci Papa Francesco. Ecco che allora la beatitudine dell’essere operatori di pace è l’unica strada per uscire da questo vicolo cieco. Giovanni Paolo II diceva che il messaggio di misericordia era stato la più grande risposta di Dio e dei credenti nel tempo oscuro e orribile della seconda guerra mondiale, dei massacri, dei totalitarismi, della diffusione dell’odio fra i popoli. Anche oggi possiamo fare così. Anche oggi noi possiamo essere i testimoni di questo messaggio. “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”: oggi siamo noi i figli di Dio. Oggi siamo come il Figlio di Dio che è venuto a portare la pace sulla terra, anche quando gli uomini non l’hanno voluta. Oggi siamo noi i segni della Sua presenza nell’umanità. Grazie al battesimo, siamo diventati come Lui, siamo fatti come il Figlio, come Gesù. Ed è grazie a questo “distintivo” , per sempre impresso nella nostra vita, che possiamo essere come Lui in questo momento. Ecco perché ci siamo. Ecco perché è capitato con noi: per essere come Lui, per continuare la sua opera, costi quel che costi. Il male purtroppo ci sarà sempre. Sempre inutile e grave. Ma noi oggi possiamo essere operatori di pace. Essere operatori di pace significa essere veri credenti, di qualunque religione. Significa dire con la propria vita che Dio c’è e non lascia gli uomini soli nel male. E ha chiamato ora noi per dirlo all’umanità. Vi chiedo allora di essere nel vostro “piccolo” operatori di pace: nella scuola, nell’università, nel lavoro, nei luoghi di aggregazione. Vi chiedo di essere come il Figlio di Dio che ha scelto oggi VOI per diffondere il suo messaggio di salvezza. Vi chiedo di fare in modo di lasciare un mondo migliore agli altri per i prossimi vent’anni. Se operiamo da adesso, se iniziamo da ora, da questi fatti, siamo sicuri che fra vent’anni non piangeremo altre persone, non rischieremo di trovare i nostri ragazzi o amici distesi inanimi per sempre a terra. Avremo costruito la pace con pazienza divina tutti i giorni, fatto dopo fatto, successo dopo prova, vittoria dopo caduta. Se da oggi cominciamo con la nostra vita, togliendo il male da noi stessi ed intorno a noi, davvero come veri credenti saremo beati, perché avremo fatto nostra con la vita la beatitudine di Gesù. Oltre alla preghiera, che trasfigura dal di dentro la nostra vita, avremo cominciato ad essere uno strumento di pace nell’umanità.

Da oggi, al Rosario, cominciamo noi così.

Don Marco Borghi

Ringraziamento del parroco

Carissimi parrocchiani di S. Maria del Rosario,

desidero ringraziarvi di cuore per la calorosa accoglienza ricevuta domenica 12 ottobre 2015 in occasione delle Feste Patronale e dell’Oratorio.

Ho avuto infatti modo di percepire con gioia l’affettuoso clima di fede e fraternità rivolto a me, ai miei famigliari e agli amici delle parrocchie ove ho svolto il mio precedente ministero sacerdotale (S.Lucia e S.Maria di Lourdes a Milano, le parrocchie S.Vincenzo, SS.Salvatore e Buon Pastore di Cormano).

Sono rimasto piacevolmente confuso dalla grande quantità di persone affluita lungo tutti questi giorni per salutarmi, conoscermi e presentarsi. La S. Messa di ingresso, in particolare, vero cuore della Festa, è stata l’apice della fede e della partecipazione: secondo gli organizzatori, 1.300 persone in Chiesa, di tutte l’età e provenienze!

Ho avuto poi modo di apprezzare le decine e decine di volontari che si sono resi disponibili per la buona riuscita di tutto il programma: i gruppi liturgici, quelli della Caritas, dell’Oratorio, della Cultura, insieme a tanti altri che hanno dato una testimonianza commovente di generosità ed impegno! 

Grazie anche a tutte quelle persone che hanno accolto il mio invito a non “farmi il regalo”, ma a fare un’opera di bene: tutto quanto raccolto, al posto che al sottoscritto, verrà infatti destinato alle famiglie in difficoltà seguite dalla Caritas Ambrosiana. Il regalo più bello, infatti, che desideravo avere, era innanzitutto un CUORE disponibile, aperto agli altri, attento agli ultimi. E questo c’è stato in ciascuno di voi! Grazie!

Mentre rendo ancora grazie al Signore per l’opera che don Fausto ha svolto in questi anni, desidero esprimere la mia più viva riconoscenza a don Alessandro e don Andrea, sapienti ed infaticabili registi di tutta la gigantesca macchina organizzativa. Anche questo è stato un sincero segno di fraternità sacerdotale, autentico anticipo di quella comunione presbiterale così importante nella vita di una parrocchia!

Leggo tutto ciò come un DONO, come il segno di una comunità cristiana che si è preparata spiritualmente a questo passaggio di Chiesa, che ha riconosciuto veramente il parroco non come “leader” umano secondo le logiche del mondo, ma come un pastore, strumento indegno della volontà di Dio, scelto misteriosamente però da Lui per il bene spirituale degli uomini.

Concludo chiedendo ancora solo una cosa: la grazia della preghiera di tutti i parrocchiani di S. Maria del Rosario. Il sacerdote infatti rimane “plasmato” dalla fede della gente. Prende le decisioni e guida la comunità se dentro di sé ha “il pensiero di Cristo” (Card. Scola). Ed io sento più che mai necessaria la vostra preghiera e la vostra fede per essere sempre così per tutto il tempo che la Chiesa mi chiederà di stare con voi. Ci credo anche in questo ultimo, silenzioso e perpetuo regalo…

Con affetto e riconoscenza

Il parroco

Don Marco Borghi

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