SANTA MARIA DEL ROSARIO
Parrocchia prepositurale
Via Solari, 22
20144 MILANO

Alla ripresa delle attività scolastiche e con l'inizio del nuovo anno pastorale la comunità parrocchiale rimette in moto il complesso itinerario della Iniziazione Cristiana (IC) dei fanciulli, quello che comunemente ma anche impropriamente e riduttivamente viene chiamato il Catechismo in preparazione alla prima Comunione e alla Cresima. In verità questa importante attività pastorale coinvolge ogni anno più di quattrocento ragazzi tra la 3ª elementare e la 1ª media, oltre che una cinquantina tra Catechisti e Animatori. Mi è stato chiesto, quale responsabile di questo settore, di comunicare qualcosa a riguardo di questo itinerario che sta al cuore dei compiti e delle preoccupazioni di una comunità cristiana. Ho pensato di focalizzare la mia comunicazione attorno a cinque affermazioni.
Non si tratta semplicemente di istruire i fanciulli
circa le verità di fede: la catechesi non è scuola di religione
né semplice indottrinamento. Né
d'altro canto possiamo ritenere
i gruppi di catechesi semplice momento di sana socializzazione.
Introdurre alla fede, cioè alla vita cristiana, significa introdurre
i nostri ragazzi all'incontro personale e comunitario con il Risorto
attraverso la preghiera, l'ascolto della Parola, le celebrazioni
liturgiche, la partecipazione alla vita della Chiesa, la condivisione
fraterna.
Esso abilita progressivamente i nostri fanciulli a partecipare ai santi Segni che ci conformano a Gesù Cristo in profondità e nella totalità di noi stessi: nello spirito e nel corpo. Battesimo e Cresima sono segni non reiterabili che vengono posti una volta per sempre come segno dell'azione fedele di Dio verso di noi e che vanno poi vissuti e sperimentati nei frutti che producono a chi rimane a loro fedele. Confessione (sacramento del la Riconciliazione o Penitenza) ed Eucaristia (celebrazione della S.Messa con la partecipazione piena nella santa Comunione) sono segni fondamentali per vivere da cristiani e che vanno frequentemente celebrati perché la vita di Cristo in noi possa svilupparsi e giungere a compimento.
La vita cristiana, vita di fede e di sacramenti,
è vita di Chiesa, di comunità. E' esperienza di una Chiesa non
astratta o puramente giuridica ma incarnata, concreta, visibile,
palpabile nell'incontro autentico e non puramente superficiale
con una comunità che ascolta il
Vangelo, celebra i Sacramenti, cerca di vivere in fraternità qui
e ora. Questo è l'unico vero
modo per professare la fede nella
Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Anche se al momento
non ricopro lo specifico ruolo di assistente dell'Oratorio, avendolo
fatto per 14 anni, mi permetto di riferire quello che ho sempre
detto e pensato: il modo con cui la Chiesa di Milano traduce questa
esperienza di Chiesa che sia viva e vicina ai ragazzi si chiama
ORATORIO ed è per questo che mi sembra doveroso collocare idealmente
la Catechesi di IC in Oratorio. Esso infatti non è altro che lo
specifico cammino di introduzione alla fede che la comunità cristiana
propone a tutti i ragazzi e i giovani della parrocchia.
Capita qualche volta che siano i ragazzi a chiedere al genitori di essere iniziati alla vita di fede, magari ricevendo il battesimo non ancora celebrato; per lo più sono i genitori che chiedono alla comunità cristiana che i loro figli siano iniziati alla vita di Chiesa. In ogni caso la domanda anche formale deve essere fatta dai genitori, essendo i figli ancora piccoli e sotto la loro responsabilità educativa prima e insostituibile. I genitori non sono chiamati a delegare alla comunità cristiana il compito educativo per rispetto della verità stessa del cammino di fede di un fanciullo e del ruolo educativo dei genitori. Semmai, nel rispetto reciproco delle competenze, mentre i genitori sollecitano la comunità cristiana ad esprimere il proprio compito educativo nei confronti dei più piccoli, la comunità cristiana sollecita i genitori stessi a non rimanere ai margini di questo itinerario, ma a lasciarsi coinvolgere da esso non solo con un impegno esteriore e pratico, ma in profondità. Si sperimenterà così che l'itinerario di fede dei figli non sarà principalmente una preoccupazione in più, un impegno in più, ma uno strumento di grazia perché la comunità familiare si ravvivi nella gioia e nell'amore e la fatica quotidiana dell'educare trabocchi in una esperienza di pace.
"In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (Cfr Mt 18,13). Amo molto questo versetto del Vangelo, commentato stupendamente dalla dottrina di Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, comunemente denominata della "infanzia spirituale". La Chiesa dei Padri ha sempre messo al centro del proprio itinerario liturgico e spirituale il cammino di iniziazione cristiana. Certo, nel primi secoli dell'era cristiana, la situazione era differente: molti dei catecumeni erano adulti più che ragazzi. Eppure la vita della comunità cristiana, la stessa struttura dell'edificio sacro, lo scandire dei tempi liturgici e la forma celebrativa della stessa Eucaristia sono stati fortemente condizionati dagli itinerari della IC. Mi domando se questo principio non sia ancora valido, nonostante che gli itinerari siano prevalentemente compiuti da fanciulli. Non si tratta di rendere infantile l'esperienza di Chiesa, la partecipazione all'Eucaristia..., né di ridurre la partecipazione dei genitori al cammino di fede ad una presenza da genitori e non da adulti tra adulti nella comunità cristiana. Il Vangelo non dice di "rimanere bambini" ma di "diventare bambini", il primo è una disgrazia per la persona, per la sua crescita sia umana che cristiana; il secondo è la grazia più grande della fede e la maturazione più completa della propria umanità. Infatti, normalmente, solo dopo un lungo cammino di vita si raggiunge la comprensione del senso della vita come gratitudine e lode nello stupore dell'amore di Dio (che si è manifestato nella nostra storia soprattutto come perdono e misericordia) e si vive il presente con atteggiamenti di pace e di riconciliazione con noi stessi, la vita, il mondo perché fiduciosamente abbandonati come Gesù nelle braccia del Padre che è nei cieli. E spesso, credetelo, i nostri ragazzi della iniziazione cristiana sono rivelazione di questa bellezza della fede che contagia e dà speranza per il futuro. Se volete averne una testimonianza chiedetelo ai catechisti e alle catechiste.
Don Giorgio Cremona