SANTA MARIA DEL ROSARIO

Parrocchia prepositurale

Via Solari, 22
20144 MILANO

 

3. Le divisioni nella Chiesa:

  • Già dal tempi della Chiesa apostolica nella stessa comunità delle origini esistevano due gruppi in disaccordo: gli Ebrei e gli Ellenisti. Tra questi due gruppi esistevano di fatto differenze non armonizzate di lingua, di teologia e di pratica religiosa. Gli Ebrei parlavano aramaico, si raccoglievano accanto ai galilei risaliti a Gerusalemme dopo la Pasqua, continuavano a rimanere nell'osservanza della legge giudaica e del culto del tempio. Riconoscevano Gesù come Messia ed attendevano il suo imminente ritorno. Gli Ellenisti invece erano dei giudei di lingua materna greca, provenienti per lo più dalla diaspora, e si raccoglievano attorno ai sette diaconi. Costoro hanno tratto soprattutto da Gesù Messia quegli insegnamenti nei quali vengono prese le distanze dal giudaismo. Con questa interpretazione gli ellenisti costituivano per gli ebrei una fazione rivoluzionaria. Questo tipo di polarizzazione dei due gruppi all'interno della Chiesa di Gerusalemme si ripropone tra due città, Gerusalemme ed Antiochia. Divisioni si trovano a Corinto, tanto che Paolo si domanda scandalizzato: "E' forse Cristo diviso?". Anche nella seconda lettera ai Corinzi, nella lettera ai Galati ed in quella ai Filippesi, Paolo polemizza con gruppi giudeo cristiani giungendo a parlare della loro predicazione come di una eresia. Anche Giovanni nella sua seconda lettera denuncia la presenza nella comunità di "molti seduttori" che non confessano Gesù Cristo venuto nella carne e che perciò Egli non esita a considerarli falsi profeti ed anticristo.

  • Anche in epoca patristica le comunità cristiane si presentano ricche di fermenti ed attraversate da correnti di pensiero e di spiritualità e talora anche agitate da partiti in conflitto tra di loro sino al formarsi di vere e proprie sette. Il fenomeno va aumentando notevolmente sino a trovare il suo apice nel IV secolo. E' stato in questo secolo redatto un elenco di eresie e da questi risulta che ne esistevano ben 82 gruppi. Alcune eresie erano di consistenza modesta, ma altre raggiunsero invece i caratteri e le dimensioni di un fenomeno sociale tanto da richiedere la necessità di sinodi locali che sfociarono poi nel primo cruciale Concilio Ecumenico di Nicea (325). Fu proprio grazie al Concilio di Nicea e di altri che ne seguirono che furono evitate lacerazioni profonde nella Chiesa e che si riuscì a conservare una sostanziale e complessiva unità.

  • La divisione tra Chiesa Romana e Chiesa Bizantina: Fra l'XI ed il XII secolo l'Occidente e l'Oriente cristiani si separarono a poco a poco. I motivi culturali sono evidenti ma sono superficiali. Ma i motivi più profondi e che soli spiegano la durata della separazione, sono propriamente religiosi. E' prima di tutto il problema della processione dello Spirito Santo (la faccenda del filioque). L'altra causa essenziale dello scisma è la volontà dei papi di trasformare un primato morale "una presidenza d'amore" in un potere giuridico diretto sulle chiese. L'occasione strumentale per l'effettiva separazione fu la disputa sulla chiusura di alcuni monasteri e chiese latine avvenuta ad opera di Cerulario il quale voleva così dimostrare che la consacrazione con pane azzimo non era valida. La stessa cosa fecero i latini nel corso della conquista di Costantinopoli nei confronti del pane consacrato dai Bizantini. Per chiarire i termini della disputa Leone IX inviò due legati a Costantinopoli i quali furono accolti benevolmente dall'imperatore, mentre il patriarca Cerulario rimproverò ad essi di agire per istigazione del governatore bizantino dell'Italia, sospettando, fra l'altro, che le lettere di presentazione non fossero autentiche. Il Patriarca perciò riservò loro una lunga anticamera rimandando continuamente la udienza. Essi, irritati ed offesi per quel pretestuoso dilazionare, durante una cerimonia religiosa in Santa Sofia, deposero sull'altare la bolla di scomunica contro Michele Cerulario ed i suoi seguaci. Analoga scomunica rimbalzerà subito da Bisanzio a Roma. E' lo scisma.

  • La riforma protestante: nella prima metà del 1500 (XVI secolo), per opera di alcuni studiosi, profondi conoscitori della Bibbia, come Lutero, Calvino, Zwingli, Knox e molti altri, vi fu un grande movimento spirituale basato essenzialmente sulla esigenza di un ritorno alla purezza della fede della Chiesa primitiva e quindi alle verità contenute nella Bibbia. Fu una riscoperta esaltante e rivoluzionaria, della genuinità e della freschezza delle grandi verità cristiane fondamentali, così come ce le presenta il Vangelo, senza le aggiunte degli uomini. Questo movimento, detto poi la "Riforma protestante", investi con forza tutta l'Europa centrale provocando un nuovo modo di pensare e di agire in un numero notevole di paesi ed in milioni di persone. Iniziatosi come movimento puramente teologico e biblico, la Riforma ebbe ben presto dei riflessi politici e sociali tali da trasformare la vita di intere nazioni. Da allora, tutti coloro che accettano i principi espressi dai Riformatori vengono chiamati "cristiani evangelici" (appunto per la loro insistenza sull'autorità unica dell'Evangelo di Gesù). oppure "Protestanti" (per motivi storici). I principi fondamentali su cui è basata la riforma e sui quali, naturalmente, tutti gli evangelici sono d'accordo, possono riassumersi essenzialmente in tre: l'autorità insostituibile della Bibbia, la sovranità dell'Unico salvatore: Gesù Cristo, la fede come sola risposta possibile dell'uomo alla grazia di Dio